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		<title>L&#8217;anno del nevone</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 10:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; È che non nevica più su un territorio. Nevica su uno stile di vita, il nostro, che è appena tollerabile quando si rispettano i suoi tempi obbligati. Tempi scanditi dalla macchina del Novecento, l&#8217;automobile. Ed è l&#8217;auto infatti che si corre a liberare per prima dalla coltre, ai piedi i moon boot della settimana [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=166&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>È che non nevica più su un territorio.<br />
Nevica su uno stile di vita, il nostro, che è appena tollerabile quando si rispettano i suoi tempi obbligati. Tempi scanditi dalla macchina del Novecento, l&#8217;automobile. Ed è l&#8217;auto infatti che si corre a liberare per prima dalla coltre, ai piedi i moon boot della settimana bianca, cercandola dentro una specie di candido pagliaio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://freewalden.files.wordpress.com/2012/02/edsdg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-171" title="edsdg" src="http://freewalden.files.wordpress.com/2012/02/edsdg.jpg?w=300&#038;h=198" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
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		<title>&#8220;Difesa della poesia&#8221; (1821)</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 09:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Percy Bysshe Shelley Lettura sul Lavoro XIX a cura di Stefano Esengrini In una lettera indirizzata a Henry Church il 1º giugno 1939 il poeta americano Wallace Stevens scriveva: «La mia via d’uscita per il futuro implica una fiducia nel ruolo spirituale del poeta, che in qualche modo dovrà aiutare il pittore ecc. (ogni artista, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=164&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>di <a style="font-size:13px;font-weight:normal;" href="http://www.fondfranceschi.it/autori/shelley">Percy Bysshe Shelley</a></h1>
<p><strong>Lettura sul Lavoro XIX a cura di Stefano Esengrini</strong></p>
<div><em>In una lettera indirizzata a Henry Church il 1º giugno 1939 il poeta americano Wallace Stevens scriveva: «<strong>La mia via d’uscita per il futuro implica una fiducia nel ruolo spirituale del poeta, che in qualche modo dovrà aiutare il pittore ecc. (ogni artista, a dire il vero) a restituire all’immaginazione ciò ch’essa va perdendo a un ritmo catastrofico, e sostenere ciò ch’essa ha guadagnato</strong>». La radice della crisi che sconvolse il mondo nella prima metà del Novecento può dunque essere individuata nell’esclusività con cui l’umanità occidentale finì per affidarsi alla ragione e alla sua capacità di pianificare la realtà in vista dell’ottimizzazione dell’utilità derivante dallo sfruttamento sempre più efficiente della natura ridotta a mera risorsa. Dello stesso pericolo dovette rendersi conto lo stesso Shelley un secolo prima in qualità di testimone diretto delle conseguenze devastanti della prima rivoluzione industriale sullo spirito dell’uomo, in cui la ragione aveva ormai definitivamente soppiantato l’immaginazione relegando quest’ultima ad un ruolo assolutamente subordinato. </em>La Difesa della poesia<em> fu infatti scritta «in risposta al contemporaneo saggio di T.L. Peacock dal titolo </em>Le quattro età della poesia<em>, in cui si sosteneva l’inutilità della poesia in un’età di progresso scientifico» (A Mazzola). Sulla scorta di una rivoluzione del rapporto istituito dal Positivismo tra ragione e immaginazione, Shelley è così in grado di riproporre la poesia quale sapere capace di fornire una legislazione del mondo più vera di ogni verità scientifica e di ogni utilità politica ed economica prodotta dal sistema illuministico-liberale.</em></div>
<div></div>
<div>
<div align="center"><strong>Utilità e piacere</p>
<p></strong></div>
<p>Ma per un altro motivo i poeti sono stati sfidati a consegnare la corona civica ai pensatori razionalisti e meccanicisti. Viene ammesso che l’esercizio dell’immaginazione sia molto piacevole, ma viene asserito che quello della ragione sia più utile. Esaminiamo come base di questa distinzione che cosa si intende qui per utilità. Il piacere o il bene, in senso generale, è quello che viene cercato da un essere sensibile, consapevole e intelligente, che non lo abbandona dopo averlo trovato. Ci sono due generi di piacere, uno duraturo, universale e permanente; l’altro passeggero e particolare. L’utilità può esprimere il mezzo per produrre sia l’uno che l’altro. Nel primo senso, tutto ciò che rafforza e purifica gli affetti, allarga l’immaginazione, e aggiunge spirito al senso è utile. Ma il significato che l’autore di <em>Le quattro età della poesia</em> sembra aver dato alla parola <em>utilità</em> è quello più ristretto di bandire la sgradita intempestività dei bisogni della nostra natura animale, di dare agli uomini la sicurezza della vita, di allontanare le delusioni più grossolane della superstizione e di conciliare il grado di mutua tolleranza tra gli uomini con i motivi del vantaggio personale.<br />
Indubbiamente i promotori dell’utilità nel senso ristretto hanno un preciso ruolo nella società. Essi seguono le orme dei poeti e copiano gli abbozzi delle loro creazioni nel libro della vita comune. Fanno spazio e danno tempo. I loro sforzi sono di grande valore sino a quando confinano ciò che concerne le forze inferiori della nostra natura entro i limiti dovuti a quelle superiori. Ma mentre gli scettici distruggono le superstizioni grossolane, evitiamo che deturpino, come hanno fatto alcuni degli scrittori francesi, le eterne verità impresse nell’immaginazione degli uomini. Mentre i meccanici riducono il lavoro e gli economisti politici lo organizzano, facciano attenzione che le loro speculazioni, per mancanza di corrispondenza con i principi basilari dell’immaginazione, non tendano ad esasperare contemporaneamente gli estremi del lusso e del bisogno, come è successo nell’Inghilterra moderna. Essi hanno esemplificato il detto: «Sarà dato di più a colui che ha, e sarà tolto il poco che ha a colui che non ha». I ricchi sono divenuti più ricchi, e i poveri più poveri; e il vascello dello stato è portato tra Scilla e Cariddi dell’anarchia e del dispotismo. Questi sono gli effetti che scaturiscono obbligatoriamente da un esercizio incontrollato della facoltà calcolatrice.<br />
È difficile definire il piacere nel senso più alto, poiché la definizione comprende un numero di paradossi apparenti; infatti, per un inspiegabile difetto di armonia nella costituzione della natura umana, il dolore delle parti più basse del nostro essere è spesso collegato al piacere di quelle più alte. Il dolore, il terrore, l’angoscia, la stessa disperazione spesso sono le espressioni scelte per avvicinarsi al massimo bene. La nostra simpatia per la tragedia dipende da questo principio: la tragedia diletta concedendo un’ombra del piacere che esiste nel dolore. Questa è anche la sorgente della malinconia che è inseparabile dalla melodia più dolce. Il piacere che si trova nel dolore è più dolce del piacere dato dal piacere stesso. Da qui il detto: «È meglio andare nella casa del dolore che nella casa dell’allegria». Questo sommo genere di piacere non è tuttavia necessariamente legato al dolore. Il diletto dell’amore e dell’amicizia, l’estasi dell’ammirazione della natura, la gioia della percezione e ancor più della creazione della poesia spesso sono del tutto puri.<br />
Vera utilità è la produzione e la garanzia del piacere in questo altissimo senso. I poeti o i filosofi poeti sono coloro che producono e preservano questo piacere.</p>
<div align="center"><strong></p>
<p>Contributi dei grandi uomini</p>
<p></strong></div>
<p>Gli sforzi di Locke, Hume, Gibbon, Voltaire, Rousseau e dei loro discepoli in favore dell’umanità oppressa e ingannata meritano la gratitudine del genere umano. Tuttavia è facile calcolare il grado di miglioramento morale e intellettuale che vi sarebbe stato nel mondo se essi non fossero mai vissuti, per un secolo o due si sarebbero dette altre sciocchezze; e forse altri uomini, donne e bambini sarebbero stati bruciati come eretici. Non saremmo qui a congratularci per l’abolizione dell’Inquisizione in Spagna. Ma è inimmaginabile pensare quale sarebbe stata la condizione morale del mondo se né Dante, né Petrarca, né Boccaccio, né Chaucer, né Shakespeare, né Calderón, né Bacone, né Milton fossero mai esistiti; se Raffaello e Michelangelo non fossero mai nati; se la poesia ebraica non fosse mai stata tradotta; se non ci fosse stata una rinascita dello studio della letteratura greca; se non fossero rimasti monumenti della scultura antica; e se la poesia della religione del mondo antico si fosse esaurita insieme alla sua fede. Senza l’intervento di questi stimoli la mente umana non avrebbe mai potuto inventare le scienze più comuni e non si sarebbe rivolto alle aberrazioni della società quel ragionamento analitico che ora si cerca di esaltare rispetto all’espressione diretta della stessa facoltà inventiva e creativa.</p>
<div align="center"><strong></p>
<p>Scienza e poesia</p>
<p></strong></div>
<p>Abbiamo più saggezza morale, politica e storica di quella che siamo in grado di mettere in pratica; abbiamo più conoscenza scientifica ed economica di quella che può essere utilizzata per la corretta distribuzione del prodotto che essa moltiplica. In questi sistemi di pensiero la poesia viene nascosta dall’accumulo di fatti e di calcoli. Non mancano conoscenze di ciò che è più saggio e migliore nella morale, nel governo, nell’economia politica, o almeno, di ciò che è più saggio e migliore rispetto a ciò che gli uomini praticano e sopportano ora. Ma noi lasciamo che<em> io non oso</em> sia al servizio di io vorrei, come il povero gatto dell’adagio. Ci manca la facoltà creativa per dare immagine a ciò che sappiamo; ci manca l’impulso generoso per realizzare ciò che immaginiamo; ci manca la poesia della vita; i nostri calcoli hanno sorpassato il nostro pensiero; abbiamo mangiato più di quanto possiamo digerire. Lo studio delle scienze che hanno allargato i limiti dell’impero dell’uomo sul mondo esterno ha, per mancanza di capacità poetica, circoscritto in proporzione i limiti del mondo interno; e l’uomo, avendo reso schiavi gli elementi, rimane egli stesso schiavo. A cosa se non all’esercizio delle arti meccaniche in maniera non proporzionata alla presenza della facoltà creativa, che è la base di tutta la conoscenza, si deve attribuire l’abuso delle invenzioni per ridurre e organizzare il lavoro sino all’esasperazione della diseguaglianza tra gli uomini? Da quale altra causa deriva il fatto che le scoperte che avrebbero dovuto alleggerirlo, hanno aggiunto un peso alla maledizione imposta ad Adamo? La poesia e il principio dell’io, la cui incarnazione visibile è il denaro, sono Dio e Mammona del mondo.<br />
La facoltà poetica ha una duplice funzione: una è quella di creare nuovi materiali di conoscenza, potere e piacere; l’altra di far sorgere nella mente il desiderio di riprodurli e organizzarli secondo un certo ritmo e ordine che possono essere chiamati il Bello e il Buono. L’esercizio della poesia non è mai così auspicabile come nei periodi in cui, per eccesso del principio egoistico e calcolatore, l’accumulo dei materiali della vita esterna supera la capacità di assimilarli alle leggi interne della natura umana. Il corpo allora è divenuto troppo pesante per ciò che lo anima.</p>
<div align="center"><strong></p>
<p>Esaltazione della poesia</p>
<p></strong></div>
<p>La poesia è veramente qualcosa di divino. È al tempo stesso il centro e la circonferenza della conoscenza; comprende tutte le scienze e ad essa tutte le scienze debbono fare riferimento. Essa è al contempo la radice e il fiore di tutti gli altri sistemi di pensiero; è ciò da cui tutto scaturisce e ciò che adorna ogni cosa; se appassisce, nega il frutto e il seme e priva il mondo arido della linfa e della germogliazione dell’albero della vita. Essa è la superficie perfetta e completa e il fiore delle cose; è come l’odore e il colore della rosa rispetto al tessuto degli elementi che la compongono, come la forma e lo splendore della bellezza non svanita rispetto ai segreti dell’anatomia e della corruzione. Cosa sarebbero la virtù, l’amore, il patriottismo, l’amicizia, quali sarebbero i paesaggi di questo splendido universo che abitiamo, quali sarebbero le nostre consolazioni da questa parte della tomba, e quali sarebbero le nostre aspirazioni al di là di essa, se la poesia non si innalzasse a portare luce e fuoco da quelle eterne regioni dove il calcolo dalle ali di civetta non osa mai volare? La poesia non è come la ragione, una capacità che si esercita secondo la determinazione della volontà; un uomo non può dire: «Io voglio comporre poesia». Neanche il più grande poeta può dirlo; la mente nella fase creativa è come un carbone che si sta spegnendo, al quale qualche influenza invisibile, come un vento incostante, restituisce una luminosità passeggera; questo potere sorge dal di dentro come il colore di un fiore che svanisce e cambia appena si sviluppa, e le parti coscienti della nostra natura non possono predire né quando viene né quando va via. Sarebbe impossibile predire la grandezza dei risultati, se questa influenza potesse durare nella sua purezza e forza originarie; ma quando inizia la composizione, l’ispirazione è già in declino, e la poesia più gloriosa che sia mai stata comunicata al mondo è probabilmente solo una debole ombra della concezione originaria del poeta. Io chiedo ai più grandi poeti dei nostri giorni se non sia un errore asserire che i passi poetici più belli sono prodotti con fatica e studio. Il lavoro e l’indugio raccomandati dai critici possono essere giustamente interpretati come attenta osservazione dei momenti di ispirazione e attuazione di una connessione artificiale che riempia i vuoti tra un suggerimento e l’altro per mezzo di una rete di espressioni convenzionali – necessità imposta soltanto dai limiti della stessa facoltà poetica. Infatti Milton concepì il <em>Paradiso perduto</em> come un tutto prima di comporne le parti. Abbiamo la sua autorevole testimonianza anche del fatto che la musa gli «dettò» la «canzone non premeditata». E ciò sia di risposta a coloro che si rifanno alle cinquantasei varianti del primo verso dell’<em>Orlando furioso</em>. Siffatte composizioni sono per la poesia ciò che il mosaico è per la pittura. L’istinto e l’intuizione della facoltà poetica sono ancora più evidenti nelle arti plastiche e pittoriche: le grandi statue e i grandi quadri crescono nelle mani dell’artista come il bambino nel ventre della madre; e la stessa mente che durante la composizione guida le mani non è in grado di rendersi conto dell’origine, delle gradazioni, o dei mezzi del processo.<br />
La poesia registra i momenti migliori e più felici delle menti più felici e migliori. Ci rendiamo conto dell’apparire in noi di pensieri e sentimenti evanescenti, talvolta associati a luoghi o persone, talvolta riguardanti solo il nostro spirito; essi arrivano sempre imprevisti e vanno via senza richiesta, ma danno diletto ed elevano lo spirito al di là di ogni espressione; sicché anche nel desiderio e nel rimpianto che essi lasciano, non vi può essere che piacere, perché esso partecipa della natura del suo oggetto. È come se una natura più divina penetrasse nella nostra; ma le sue orme sono come quelle del vento sul mare, che la calma in arrivo cancella, e della quale rimangono solo tracce come sulla sabbia increspata del fondo. Queste condizioni di essere ed altre corrispondenti vengono sperimentate principalmente da chi ha la più delicata sensibilità e la più ampia immaginazione, e lo stato della mente da esse prodotto mal si concilia con ogni basso desiderio. L’entusiasmo per la virtù, l’amore, il patriottismo, l’amicizia è essenzialmente legato a tali emozioni; e finché queste durano, l’io appare com’è, un atomo rispetto all’universo. I poeti non solo sono soggetti a queste esperienze in quanto spiriti raffinatissimi, ma sono in grado di colorare tutto ciò che compongono con i colori evanescenti di questo mondo etereo; una parola, un tratto nella rappresentazione di una scena o di una passione, toccherà la corda incantata e farà rivivere l’immagine sonnolenta, fredda e sepolta del passato in coloro che hanno sperimentato queste emozioni. Così la poesia rende immortale tutto ciò che vi è di più bello nel mondo; essa arresta le fuggevoli apparizioni che compaiono nelle lunazioni della vita e, rivestendole con il linguaggio o con la forma, le invia al genere umano, portando dolci notizie di gioia comune a coloro con i quali le loro sorelle abitano – abitano perché dalle caverne dello spirito in cui esse si trovano, l’espressione non ha sbocco verso l’universo delle cose. La poesia salva dal degrado le apparizioni della divinità nell’uomo.<br />
La poesia trasforma tutte le cose in bellezza; essa esalta la bellezza di ciò che è più bello e aggiunge bellezza a ciò che è più deforme; concilia gioia e orrore, dolore e piacere, eternità e cambiamento; sotto il suo giogo leggero amalgama tutto. Essa trasforma tutto ciò che tocca, e tutte le forme che si muovono entro lo splendore della sua presenza, grazie a una meravigliosa solidarietà, vengono incarnate nello spirito che essa respira; la sua segreta alchimia cambia in oro potabile le acque velenose che fluttuano dalla morte attraverso la vita; toglie la pellicola della familiarità dal mondo e scopre la nuda e sonnolenta bellezza che è lo spirito delle sue forme.<br />
Tutte le cose esistono poiché sono percepite, almeno in relazione a colui che percepisce. «La mente è luogo di se stessa, e in se stessa può rendere un Paradiso l’Inferno e un Inferno il Paradiso». Ma la poesia sconfigge la maledizione che ci rende soggetti alla contingenza delle impressioni circostanti. E sia che essa dispieghi la sua tenda adornata, sia che ritragga l’oscuro velo della vita dalla scena delle cose, essa crea comunque in noi un essere dentro il nostro essere. Ci fa abitanti di un mondo rispetto al quale il mondo quotidiano è un caos. Riproduce il familiare Universo di cui siamo parte e che percepiamo e toglie dalla nostra vista interiore la pellicola di familiarità che non ci consente di vedere le meraviglie del nostro essere. Essa ci costringe a sentire ciò che percepiamo e a immaginare ciò che conosciamo. Ricrea l’universo dopo che esso è stato distrutto nelle nostre menti dal ricorrere di impressioni attutite dalla ripetizione. Essa giustifica l’audace e vera affermazione del Tasso: <em>Non merita nome di creatore se non Iddio ed il Poeta</em>.</p>
<div align="center"><strong></p>
<p>Difesa della poesia contemporanea</p>
<p></strong></div>
<p>La seconda parte avrà come oggetto l’applicazione di questi principi allo stato attuale dello sviluppo della poesia e la difesa del tentativo di idealizzare le forme moderne di comportamento e pensiero e di costringerle a subordinarsi alla facoltà immaginativa e creativa. Infatti sembra quasi che la letteratura inglese, il cui forte sviluppo ha sempre preceduto o accompagnato un grande e libero sviluppo della volontà nazionale, sia risorta. Nonostante l’invidia gretta che vorrebbe sottovalutare il merito contemporaneo, la nostra sarà un’età memorabile per i risultati intellettuali, e viviamo tra filosofi e poeti incomparabilmente superiori a chiunque sia vissuto dal periodo dell’ultima guerra nazionale per la libertà civile e religiosa. La poesia è l’araldo più infallibile, compagno e seguace del risveglio di un grande popolo che intenda operare una trasformazione benefica nelle opinioni o nelle istituzioni. In questi periodi aumenta il potere di comunicare e ricevere intense e appassionate concezioni riguardo all’uomo e alla natura.</p>
<div align="center"><strong></p>
<p>Ruolo dei poeti</p>
<p></strong></div>
<p>Le persone che detengono questo potere, per quanto riguarda molti aspetti della loro natura, spesso possono avere un rapporto all’apparenza limitato con lo spirito del bene di cui sono ministri. Ma anche quando essi lo negano e lo abiurano, sono tuttavia costretti a servire il potere che si è installato sul trono della loro anima. È impossibile leggere le composizioni dei più celebri scrittori contemporanei senza sobbalzare per l’energia elettrica che brucia nelle loro parole. Essi misurano la circonferenza e scandagliano le profondità della natura umana con uno spirito pregnante e penetrante, e forse sono loro che restano più sinceramente stupiti delle sue manifestazioni; poiché non è il loro spirito ma lo spirito della loro epoca. I poeti sono i gerofanti di un’ispirazione non percepita, gli specchi delle ombre gigantesche che il futuro getta sul presente, le parole che esprimono ciò che non capiscono, le trombe che chiamano a battaglia e non sentono ciò che ispirano, l’influenza che non è mossa, ma muove. I poeti sono i legislatori non riconosciuti del mondo.</p>
<p>Tratto Da: P.B. Shelley, <em>Difesa della poesia </em>, Rusconi, Milano 1999, pp. 65-145 (qui pp. 123-137; 143-145). Una versione originale del testo è scaricabile dal sito <em>www.gutenberg.org </em>.</div>
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		<title>Leggere nudi con le cuffie</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 10:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michela Murgia La lettura è un&#8217;azione intima, muove emozioni del tutto personali  Poche cose sono più fastidiose di quella di avere qualcuno alle spalle che sbircia mentre ti gusti la lettura di un libro o di un quotidiano. Non è importante chi lo fa, estraneo o familiare: ci sono cose che sono intime e per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=158&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>di <a style="font-size:13px;font-weight:normal;" href="http://www.fondfranceschi.it/autori/murgia">Michela Murgia</a></h1>
<p><strong><a href="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/12/6a00d83454ed4169e2011169008c8a970c-800wi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-161" title="6a00d83454ed4169e2011169008c8a970c-800wi" src="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/12/6a00d83454ed4169e2011169008c8a970c-800wi.jpg?w=300&#038;h=270" alt="" width="300" height="270" /></a>La lettura è un&#8217;azione intima, muove emozioni del tutto personali</strong></p>
<div>
<p> Poche cose sono più fastidiose di quella di avere qualcuno alle spalle che sbircia mentre ti gusti la lettura di un libro o di un quotidiano. Non è importante chi lo fa, estraneo o familiare: ci sono cose che sono intime e per questo vengono misteriosamente escluse dalla condivisione simultanea; leggere è una di queste. Una coppia può fare insieme un sacco di esperienze oltre all&#8217;amore: può giocare a tennis, andare a teatro, mangiare lo stesso piatto, guardare un film sullo stesso divano, ascoltare il medesimo disco nel silenzio di una casa a luci basse, ma non può leggere insieme lo stesso libro. <strong>La lettura è un&#8217;azione intima, muove emozioni del tutto personali, è un viaggio in un territorio dove le difese si abbassano e il numero dei complici possibili diminuisce fino a svanire</strong>. Non è quel tipo di cosa che puoi fare davanti a chiunque, ma tanto meno potrai farla davanti a chi ti conosce bene. Se proprio devi scegliere, il buon senso suggerisce che è meglio farlo in treno davanti a un estraneo che in casa davanti a un figlio, perchè il sospiro sfuggito di bocca, la risata incontrollata o il rossore improvviso sulle guance sono cedimenti perdonabili solo sapendo che non si dovrà più sopportare il peso degli occhi che li hanno colti e compresi. Non so se potrei leggere Lolita di Nabocov davanti a mia madre. Di certo non potrei leggere Tropico del Cancro di Miller nella stessa stanza con mio cognato, né vorrei mai che mio marito mi sorprendesse con l&#8217;espressione che immagino mi salga al volto mentre leggo alcune delle cose di Roth. Con gli audiolibri la certezza di potersi difendere dallo sguardo altrui si è incrinata. Se infatti fino a poco tempo fa l&#8217;individualità della lettura era stata garantita dal limite tecnologico offerto dal libro cartaceo, che non è realizzato per essere tenuto in mano da più di una persona alla volta, ora la scusa non sta più in piedi.</p>
<p>Oggi a chiunque è possibile fare un viaggio con gli amici e ascoltare in auto la voce di Francesco Piccolo che racconta i suoi Momenti di trascurabile felicità, buttando tutti i presenti dentro a un&#8217;esperienza di esilarante assoluzione collettiva. <strong>L&#8217;audiolibro è il trionfo della reciprocità</strong>. Naturalmente ce lo si può gustare in tutta pace anche da soli nelle cuffie dell&#8217;ipod, ma se capita di ascoltarlo insieme sul divano non si corre più il rischio di essere spiati mentre ci sfuggono di mano le emozioni, perché l&#8217;altro che ascolta al nostro fianco è diventato fragile quanto noi davanti alle parole che escono dalle casse. Ascoltare insieme I Miserabili di Victor Hugo è come guardare il tramonto completamente nudi: l&#8217;orizzonte emotivo non è più la forma dell&#8217;altro, per quanto nudo sia, ma l&#8217;ultimo raggio di sole sulla pelle di entrambi nello stesso istante.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.michelamurgia.com/">http://www.michelamurgia.com</a></p>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/freewalden.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/freewalden.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/freewalden.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/freewalden.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/freewalden.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/freewalden.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/freewalden.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/freewalden.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/freewalden.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/freewalden.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/freewalden.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/freewalden.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/freewalden.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/freewalden.wordpress.com/158/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=158&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sostenibilità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 08:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[S&#8217;avvicina una traballante primavera, e dato che sono circondato da cose molli e imperfette, e che l’intera struttura è  tremendamente temporanea mi concedo il diritto-dovere d’una fuga ricreativa. Eccomi quindi sulle colline. Ah credetemi, non c’è niente di meglio che una bella collina di tanto in tanto. Una di quelle sante gibbosità cerulee e femminili, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=130&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/03/sostenibilitc3a0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-131" title="SOSTENIBILITà" src="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/03/sostenibilitc3a0.jpg?w=289&#038;h=300" alt="" width="289" height="300" /></a>S&#8217;avvicina una traballante primavera, e dato che sono circondato da cose molli e imperfette, e che l’intera struttura è  tremendamente temporanea mi concedo il diritto-dovere d’una fuga ricreativa.</p>
<p>Eccomi quindi sulle colline. Ah credetemi, non c’è niente di meglio che una bella collina di tanto in tanto. Una di quelle sante gibbosità cerulee e femminili, che con il loro crescere di verdazzurri mi sfamano la mente e anche un po’ l’animo.</p>
<p>Ah le dovete provare.</p>
<p>Magari, appunto, all&#8217;inizio della primavera, sotto tutto quel rimescolio d’ali, ma anche d’estate quando ogni fiore siede a tavola col sole, e perché no d’autunno, fra le ombre lunghe dei tramonti rossi come kaki, o nell’inverno delle bordate di maestrale su guanciali di galaverna.</p>
<p>Ma soprattutto vienici di sera… Quando le ombre divengono fluide e ti s&#8217;incagliano sotto la suola delle scarpe. E i contorni delle cose si fanno via via più densi e asciutti; le forme perdono la loro indifferenza diurna e s&#8217;impastano nel groviglio dei  pensieri. L&#8217;aria ti avvolge col tono caldo d&#8217;una pergamena e i colori si raggrumano in una filigrana di penombre.</p>
<p>Tutto, allora, diviene più sostenibile.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/freewalden.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/freewalden.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/freewalden.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/freewalden.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/freewalden.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/freewalden.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/freewalden.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/freewalden.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/freewalden.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/freewalden.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/freewalden.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/freewalden.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/freewalden.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/freewalden.wordpress.com/130/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=130&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il passato</title>
		<link>http://freewalden.wordpress.com/2011/03/11/il-passato/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 16:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8221; Quando il passato non ha niente da dire al presente, la storia può starsene tranquilla a dormire nel ripostiglio dove il sistema serra i suoi logori travestimenti. E&#8217; il metodo per farsi il vuoto nella memoria, o per riempirla di spazzatura, di modo che c&#8217;insegni a ripetere la storia invece che a farla!&#8221; Eduardo Galeano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=88&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/03/attor-babel-pic-memo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-121" title="attor babel pic memo" src="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/03/attor-babel-pic-memo.jpg?w=300&#038;h=213" alt="" width="300" height="213" /></a>&#8221; <em>Quando il passato non ha niente da dire al presente, la storia può starsene tranquilla a dormire nel ripostiglio dove il sistema serra i suoi logori travestimenti. E&#8217; il metodo per farsi il vuoto nella memoria, o per riempirla di spazzatura,</em><br />
<em>di modo che c&#8217;insegni a ripetere la storia invece che a farla</em>!&#8221; <strong>Eduardo Galeano</strong></p>
<p>A Birkenau é maledettamente freddo. Siamo scesi a centinaia dagli autobus, noi turisti mediterranei vomitati nel gelo della piatta Polonia. Macchine fotografiche, telecamere, persino cellulari per raccogliere (come funghi) le memorie che su questi prati dormono da 66 anni.</p>
<p>Ho percorso i sentieri di <strong>Auschwitz 2</strong>, gironzolato per le baracche abitate da <strong>Primo Levi, Piero Terracina, Shlomo Venezia, Elie Wiesel</strong> e migliaia di altri uomini e donne e bambini portati all&#8217;annientamento  totale.</p>
<p>I miei compagni hanno 17-18 anni, volti freschi e benfatti. Qualcuno piange ascoltando i racconti della guida, altri ascoltano musica e,di tanto in tanto, ripetono; &#8220;tremendo, è stato veramente tremendo&#8230;&#8221;</p>
<p>All&#8217;uscita dei cancelli di Birkenau mi accendo una sigaretta, (qui cenere e fumo hanno altri significati), prima di risalire sull&#8217;autobus cerco di dare un volto alla speranza e uno alla rabbia.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/freewalden.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/freewalden.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/freewalden.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/freewalden.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/freewalden.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/freewalden.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/freewalden.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/freewalden.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/freewalden.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/freewalden.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/freewalden.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/freewalden.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/freewalden.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/freewalden.wordpress.com/88/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=88&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">attor babel pic memo</media:title>
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		<title>Il nido dell&#8217;Albatros</title>
		<link>http://freewalden.wordpress.com/2011/03/02/il-nido-dellalbatros/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 17:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Conoscevo uno strano tipo di viaggiatore, uomo di grande esperienza e talento ma di semplici ambizioni, attento osservatore di volti e incantatore di piccoli mondi. In un giorno di settembre viaggiavamo insieme lungo le piste del Madagascar meridionale quando, incontrato un grande Baobab, mi disse: - Chissà quale uccello riuscirà a fare il nido su [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=112&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:small;">Conoscevo uno strano tipo di viaggiatore, uomo di grande esperienza e talento ma di semplici ambizioni, attento osservatore di volti e incantatore di piccoli mondi.<br />
</span></div>
<div><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:small;">In un giorno di settembre viaggiavamo insieme lungo le piste del Madagascar meridionale quando, incontrato un grande Baobab, mi disse:<br />
- Chissà quale uccello riuscirà a fare il nido su rami così alti?-<br />
</span></div>
<blockquote><p><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:small;">Per dilettarsi, sovente, le ciurme<br />
catturano degli àlbatri, marini<br />
grandi uccelli, che seguono, indolenti<br />
compagni di viaggio, il bastimento<br />
che scivolando va su amari abissi.<br />
E li hanno appena sulla tolda posti<br />
che questi re dell&#8217;azzurro abbandonano,<br />
inetti e vergognosi, ai loro fianchi<br />
miseramente, come remi, inerti<br />
le candide e grandi ali. Com&#8217;è goffo<br />
e imbelle questo alato viaggiatore!<br />
Lui, poco fa sì bello, com&#8217;è brutto<br />
e comico! Qualcuno con la pipa<br />
il becco qui gli stuzzica; là un altro<br />
l&#8217;infermo che volava, zoppicando<br />
scimmieggia.<br />
Come il principe dei nembi<br />
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,<br />
si ride dell&#8217;arciere: ma esiliato<br />
sulla terra, fra scherni, camminare<br />
<strong> </strong>non può per le sue ali di gigante.</p>
<p><strong>Charles Baudelaire </strong></span></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/freewalden.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/freewalden.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/freewalden.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/freewalden.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/freewalden.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/freewalden.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/freewalden.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/freewalden.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/freewalden.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/freewalden.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/freewalden.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/freewalden.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/freewalden.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/freewalden.wordpress.com/112/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=112&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Meucci al tempo di internet</title>
		<link>http://freewalden.wordpress.com/2011/03/02/meucci-al-tempo-di-internet/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 17:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[“Angosciarsi per il telefono: è il segno inequivocabile dell’amore.” Proust Sembra che Freud detestasse il telefono: proprio lui che amava tanto ascoltare. Forse intuiva che la telefonata è sempre una cacofonia e che quello che i suoi marchingegni lasciano filtrare non è che una voce fasulla e lontana, una comunicazione acorporale. Mi chiedo cosa avrebbe mai pensato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=101&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em>“</em></strong><em>Angosciarsi per il telefono: </em><em>è il segno inequivocabile </em><em>dell’amore</em><strong><em>.” </em><em>Proust</em></strong></p></blockquote>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p><span style="color:#000000;font-family:Verdana;font-size:medium;"><a href="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/03/antonio_meucci.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-102" title="antonio_meucci" src="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/03/antonio_meucci.jpg?w=124&#038;h=150" alt="" width="124" height="150" /></a>Sembra che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud" target="_blank">Freud</a> detestasse il telefono: proprio lui che amava tanto ascoltare. Forse intuiva che la telefonata è sempre una <em>cacofonia </em>e che quello che i suoi marchingegni lasciano filtrare non è che una voce fasulla e lontana, una comunicazione acorporale. </span><span style="font-family:Verdana;font-size:medium;">Mi chiedo cosa avrebbe mai pensato dei blog, di skype, dei myspace e facebook e di tutti gli echi incrociati del dedalo sgolato di internet. </span><span style="font-family:Verdana;font-size:medium;">Attraverso “l’inganno della rete” si cerca di negare la separazione, certamente; ma ben presto ci accorgiamo d’avere spostato, abbassato la relazione dalla luce degli occhi alla solitudine digitale dei polpastrelli.</span></p>
<p><span style="color:#000000;font-family:Verdana;font-size:medium;"> Il significato di internet non sta dunque nel collegamento, nel superamento della separazione, ma bensì nella distanza. La parola tamburellata sulla tastiera, e letta su di un monitor; è la distanza in tutta la sua angoscia.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana;font-size:medium;">&#8230;E&#8217; aperta la riflessione</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/freewalden.wordpress.com/101/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/freewalden.wordpress.com/101/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/freewalden.wordpress.com/101/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/freewalden.wordpress.com/101/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/freewalden.wordpress.com/101/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/freewalden.wordpress.com/101/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/freewalden.wordpress.com/101/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/freewalden.wordpress.com/101/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/freewalden.wordpress.com/101/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/freewalden.wordpress.com/101/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/freewalden.wordpress.com/101/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/freewalden.wordpress.com/101/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/freewalden.wordpress.com/101/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/freewalden.wordpress.com/101/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=101&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il giardino selvatico</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 16:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[“..Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà..” (San Bernardo da Chiaravalle) Lentamente, con gli stivali infossati tra le zolle e un baffo d’argilla perennemente sulla fronte, sono riuscito a realizzare il mio giardino selvatico. Ancora non è finito, ma un giardino selvatico [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=95&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span style="font-family:Arial;font-size:x-small;"><span style="font-size:small;">“<span style="font-size:x-small;">..Troverai più nei boschi che nei libri. </span></span></span></span><span style="font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span style="font-family:Arial;font-size:x-small;"><span style="font-size:small;"><span style="font-size:x-small;">Gli alberi e le rocce t’insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà.</span></span>.</span><span style="font-family:Arial;font-size:x-small;">” </span></span><span style="font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span style="font-family:Arial;font-size:x-small;"><span style="font-family:Tahoma;">(San Bernardo da Chiaravalle)</span></span></span></p>
</blockquote>
<p><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span style="font-size:small;"><a href="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/03/thoreau1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-98" title="thoreau" src="http://freewalden.files.wordpress.com/2011/03/thoreau1.jpg?w=142&#038;h=150" alt="" width="142" height="150" /></a><strong>L</strong></span></span><span style="font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span style="font-size:small;">entamente, con gli stivali infossati tra le zolle e un baffo d’argilla perennemente sulla fronte, sono riuscito a realizzare il mio </span><span style="font-size:small;">giardino selvatico</span><span style="font-size:small;">. Ancora non è finito, ma un giardino selvatico non finisce mai. Continuerà a crescere e a cambiare anche quando nessuno se ne occuperà più. E&#8217; selvatico anche per questo</span></span><span style="font-family:Georgia;font-size:x-small;">. </span><span style="font-family:Georgia;font-size:small;">Come quei pensionati che fuggono dalla città per curare il proprio orticello sul greto d’un fiume, ho trascorso l’inverno scavando e vangando il terreno sabbioso che il fiume Savio ha accumulato in anni di piene. </span><span style="font-family:Georgia;font-size:small;">Ho preparato la terra ad accogliere le radici del corniolo, dell’acero e della roverella. Ho costruito nidi per i <a href="http://www.animalinelmondo.com/animali/vedi.php?NewsId=372" target="_blank">bombi</a> e per le <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Perce-oreille" target="_blank">forbicine</a>, aiutanti preziosi in un giardino selvatico. </span><span style="font-family:Georgia;font-size:small;">Lungo il perimetro ho piantato una siepe con oltre cento piante, perlopiù noccioli e ligustri, che ora gonfiano le gemme di vita. </span><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span style="font-size:small;">Al centro ho creato un piccolo giardino per farfalle, dove crescono cespugli di lavanda, ortica e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Aristolochia_clematitis" target="_blank">aristolochia</a> (la piante su cui vivono i bruchi della </span></span><a href="http://www.itisgalilei.parma.it/itis/nostri%20progetti/Giardino%20delle%20farfalle/FARFALLE/Zerynthia%20polyxena.htm" target="_blank"><span style="font-family:Georgia;font-size:x-small;">Zerynthia Polixena</span></a><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span style="font-size:small;">), accanto a piccoli arbusti di prugnolo e ciliegio selvatico. </span></span><span style="font-family:Georgia;font-size:small;">Vicino alla siepe, all’ombra di tre giovani pioppi bianchi, ho anche scavato un piccolo stagno, che già pullula di tritoni, ditiscidi e rane.</span></p>
<p><span style="color:#000000;font-family:Georgia;font-size:small;">Che volete, sono nel mio periodo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_David_Thoreau" target="_blank"><strong>Thoreau</strong></a>. Sarà la paternità&#8230;<br />
Sono sicuro che con il tempo il mio giardino selvatico diverrà un vero piccolo bosco.  Gli alberi più vecchi si riempiranno di edera e i sentieri spariranno nell&#8217;intrico dei rovi. Allora, forse, verrà scoperto da qualche bimbo di città, in cerca di un pò di selvatico&#8230;</span></p>
<blockquote>
<div style="text-align:center;"><span style="font-family:Georgia;font-size:small;">Ci sono soltanto due cose durevoli </span><span style="font-family:Arial;font-size:xx-small;"><span style="font-family:Georgia;font-size:small;">che possiamo donare ai nostri figli </span>. </span><span style="font-family:Georgia;font-size:small;">Una di esse è “ le radici “. </span><span style="font-family:Arial;font-size:xx-small;"><span style="font-family:Georgia;font-size:small;">L’ altra è “ le ali “</span>. </span><span style="font-family:Arial;font-size:xx-small;">( <strong><span style="font-family:Georgia;">Hodding Carter,  1907 – 1974</span></strong> )</span></div>
</blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/freewalden.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/freewalden.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/freewalden.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/freewalden.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/freewalden.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/freewalden.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/freewalden.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/freewalden.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/freewalden.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/freewalden.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/freewalden.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/freewalden.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/freewalden.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/freewalden.wordpress.com/95/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=95&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Primi passi</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 10:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Cicerone, prima, e Leibniz, poi, hanno contrapposto gaudium e laetitia. Gaudium è il “piacere che l’anima prova quando considera sicuro il possesso di un bene presente o futuro; definiamo un -bene in nostro possesso- quando è in nostro potere il poterne godere quando lo vogliamo”. Laetitia è un piacere allegro, “uno stato nel quale il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=77&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://freewalden.files.wordpress.com/2010/11/csc_1380.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-78" title="CSC_1380" src="http://freewalden.files.wordpress.com/2010/11/csc_1380.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>Cicerone, prima, e Leibniz, poi, hanno contrapposto <strong><em>gaudium </em>e </strong><em><strong>laetitia</strong>. </em></p>
<p><strong><em>Gaudium</em></strong> è il “piacere che l’anima prova quando considera sicuro il possesso di un bene presente o futuro; definiamo un -bene in nostro possesso- quando è in nostro potere il poterne godere quando lo vogliamo”.<em> </em></p>
<p><strong><em>Laetitia </em></strong>è un piacere allegro, “uno stato nel quale il piacere predomina in noi” (in mezzo ad altre sensazioni talvolta contraddittorie).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/freewalden.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/freewalden.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/freewalden.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/freewalden.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/freewalden.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/freewalden.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/freewalden.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/freewalden.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/freewalden.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/freewalden.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/freewalden.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/freewalden.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/freewalden.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/freewalden.wordpress.com/77/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=77&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>la sperienza</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 08:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giareta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima farò alcuna esperienza, avanti ch&#8217;io più oltre proceda, perché mia intenzione è allargare prima la sperienza e po&#8217; colla ragione dimostrare perché tale esperienza è costretta in tal modo ad operare; e questa è la vera regola come li speculatori delli effetti naturali hanno a procedere. Leonardo da Vinci, 1513 ca.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=63&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Prima farò alcuna esperienza, avanti ch&#8217;io più oltre proceda, perché mia intenzione è allargare prima la sperienza e po&#8217; colla ragione dimostrare perché tale esperienza è costretta in tal modo ad operare; e questa è la vera regola come li speculatori delli effetti naturali hanno a procedere.</p>
<p><strong>Leonardo da Vinci, 1513 ca.</strong></p></blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/freewalden.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/freewalden.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/freewalden.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/freewalden.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/freewalden.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/freewalden.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/freewalden.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/freewalden.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/freewalden.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/freewalden.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/freewalden.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/freewalden.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/freewalden.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/freewalden.wordpress.com/63/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=freewalden.wordpress.com&amp;blog=17300847&amp;post=63&amp;subd=freewalden&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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