Narrazione per giornate di pioggia
“…È soprattutto attraverso le nostre narrazioni che costruiamo una versione di noi stessi ne mondo, ed è attraverso la sua narrativa che una cultura fornisce ai suoi membri modelli di identità e di capacità d’azione. Il riconoscimento della centralità della narrativa non ha origine da un’unica disciplina, ma dalla confluenza di molte discipline: socio-antropologica, linguistica, storica, psicologica, perfino computazionale. Sono ormai giunto a considerare questa confluenza un dato di fatto imprescindibile, non solo negli studi sulla narrativa, ma anche anche negli studi sull’educazione in generale”.
Jerome Bruner La cultura dell’educazione
la gestalt del bosco
“… E’ dopo aver tanto visto che ho compreso come si potessero dire le cose anche in modo differente da come mi avevano insegnato, che si poteva disegnare con linguaggi differenti dal mio, che non ero obbligato per esempio a rappresentare un occhio con tutti i dettagli di ciglia, orbite e pupille, ma che potevano bastare due piccoli fori o magari due tappi di bottiglia.”
(Pablo Picasso)
Se un bel giorno vi trovaste a passeggiare per un bosco in compagnia di un entomologo, esperienza che consiglio vivamente, questi v’inviterebbe sicuramente ad osservare con attenzione l’enorme varietà d’insetti. Quell’entomologo, ad esempio, vi potrebbe indicare la relazione esistente fra la quantità di Sole che raggiunge il suolo e il tipo d’insetti che vi prolificano.
Se un altro giorno vi trovaste nello stesso bosco, ma in compagnia di un pittore, per esempio Gauguin, questi v’inviterebbe invece ad osservare l’enorme varietà di colori. Il pittore, ad esempio, v’indicherebbe la relazione esistente tra la quantità di sole che raggiunge il suolo del bosco e la ricchezza di colori che vi si può trovare.
Questa varietà d’insetti e di colori sono sempre state lì, ma forse non le avreste mai osservate senza l’aiuto dell’entomologo o le indicazioni del pittore. Queste persone vi hanno aperto gli occhi a nuove percezioni. Vi hanno insegnato a vedere il bosco in modi completamente nuovi. Appena quei nuovi modi vi sono stati rivelati, avete avuto la fortuna di raggiungere una nuova gestalt del bosco.
La “gestalt” è un termine tedesco utilizzato dagli psicologi per indicare l’atto della percezione in cui un determinato schema, un certo insieme diviene all’improvviso evidente.
Una volta che vi siete appropriati di queste gestalt, una volta che le avete fatte vostre, il mondo non vi apparirà più come prima.
Fabula dell’inizio
Accadde in un tempo lontano, fatto di giorni simili ai nostri, che nell’isola di Beaujolais il Duca d’Eclair, sceso dal trespolo araldico, decise di dare un’occhiatina al mondo: e lo trovò tutto in disordine.
Un’intera folla di lingue arancio si sbriciolavano all’orizzonte in uno sfrigolio d’olio. Presagio incerto dell’evolversi del tempo. Resti di naufragi, gettati alla rinfusa ai tempi della sua gioventù, s’addensavano ora qua e la a torturare l’antica colite del Duca. Brutta levataccia per le sue giunture, ancora intorpidite e accartocciate dalla bisboccia della sera precedente.
L’intera isola godeva di una luce densa, palpabile come panna di violacciocca, quella preferita dal Duca, che per questa affinità annusava il tenue violetto dell’aria con l’acquolina alla bocca. Avanzavano, intanto da più parti, budelli di una nebbia asciutta, cancellando ora gli scogli, ora la flottiglia del porto e quant’altro ancora si trovasse sotto quella bava onnivora.
- Che strana sostanza,- penso il nostro d’Eclair, tastando il vento tra indice e pollice,- mi ricorda tanto i capelli della Duchessa.-
La spiaggia attendeva l’ultima marea del giorno quando il Duca d’Eclair decise di avere ancora un regno grande e degno e s’incamminò per misurarlo a passi. Ma una coppia di granchi anarchici prese a mordergli il profilo delle pantofole mettendo a nudo ogni sua velleità di fuga. Che figura. Lungo il cammino non restava un solo lembo di decenza su cui passeggiare all’asciutto, forse solo qualche bel albatro, grazie al privilegio delle piume, poteva avere ancora un tocco d’ottimismo.
Il Duca d’Enclair allora sospirò e ruotando sui calli, prese piena coscienza del momento storico.
-E’ tutta una faccenda di parole- disse la bocca del Duca d’Eclair alle orecchie del Duca d’Eclair, – solo storie d’alfabeti sconnessi; che miseria. Neppure un’ombra di grammatica in tutta questa rovina.-
Ritto sul margine della scena, assorto in un paio di pensieri, il Duca d’Eclair capì allora d’esser caduto nell’ennesimo incubo della Duchessa d’Enclair.
-Non v’è rugiada in me, – borbottò il Duca, – che lei non dissecchi.-
Quando il vento colpendolo lo sciolse in sabbia.